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Buon Auspicio, Prosperità, Fortuna
Ganesha è il nome del dio indù che ha testa di elefante e che viene venerato come Signore del Buon Auspicio che dona prosperità e fortuna, il Distruttore degli Ostacoli di ordine materiale o spirituale. Figlio primogenito di Shiva e Parvati, viene raffigurato con una testa di elefante provvista di una sola zanna, ventre pronunciato e quattro braccia, mentre cavalca o viene servito da un topo, suo veicolo. Spesso è rappresentato seduto, con una gamba sollevata da terra e ripiegata sull'altra. Ganesha è il simbolo di colui che ha scoperto la Divinità in sé stesso, rappresenta il perfetto equilibrio tra energia maschile (Shiva) e femminile (Shakti), ovvero tra forza e dolcezza, tra potenza e bellezza; simboleggia inoltre la capacità discriminativa che permette di distinguere la verità dall'illusione, il reale dall'irreale. Ogni elemento del corpo di Gaṇeśa ha una sua valenza ed un suo proprio significato: * la testa d'elefante indica fedeltà, intelligenza e potere discriminante; * il fatto che abbia una sola zanna (e l'altra spezzata) indica la capacità di superare ogni dualismo; * le larghe orecchie denotano saggezza, capacità di ascolto e di riflessione sulle verità spirituali; * la proboscide ricurva sta ad indicare le potenzialità intellettive, che si manifestano nella facoltà di discriminazione tra reale ed irreale; * sulla fronte ha raffigurato il Tridente (simbolo di Śiva), che simboleggia il Tempo (passato, presente e futuro) ne attribuisce a Gaṇeśa la padronanza; * il ventre obeso è tale poiché contiene infiniti universi, rappresenta inoltre l'equanimità, la capacità di assimilare qualsiasi esperienza con sereno distacco, senza scomporsi minimamente; * la gamba che poggia a terra e quella sollevata indicano l'atteggiamento che si dovrebbe assumere partecipando alla realtà materiale e a quella spirituale, ovvero la capacità di vivere nel mondo senza essere del mondo; * le quattro braccia di Gaṇeśa rappresentano i quattro attributi interiori del corpo sottile, ovvero: mente, intelletto, ego, coscienza condizionata; o in una mano brandisce un'ascia, simbolo della recisione di tutti i desideri, apportatori di sofferenza; o nella seconda mano stringe un lazo, simbolo della forza che lega il devoto all'eterna beatitudine del Sé; o la terza mano, rivolta al devoto, è in un atto di benedizione (abhaya); o la quarta mano tiene un fiore di loto (padma), che simboleggia la più alta meta dell'evoluzione umana.
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