I tatuaggi sacri e profani della Santa Casa di Loreto

"Attorno al XV secolo gli abitanti delle terre marchigiane e i pellegrini che arrivavano in queste zone avevano l’uso di tatuarsi le mani o l’avambraccio vicino ai polsi. Erano tatuaggi di colore blu di figure, motti, croci, simboli sacri, cuori trafitti, teschi e ancore. Le origini di questa tradizione venivano dal Santuario di Loreto, probabilmente era un atto di devozione o forse di riconoscimento. Caterina Pigorini Beri, in questo libro del 1889, ripercorre la nascita di questa interessante usanza e raccoglie un centinaio di disegni dei tatuaggi originali".

Torna finalmente disponibile, in una bella, nuova edizione curata dalla OM Edizioni, questo affascinante saggio scritto a fine 800 da Caterina Pigorini Beri dedicato ad una tradizione "tatuaggistica" sviluppatasi nel XV Secolo attorno alla Santa Casa di Loreto, uno dei principali luoghi di culto mariano e tra i più importanti e visitati santuari mariani del mondo cattolico, sito a Loreto (Marche) in piazza della Madonna, a 127 metri sopra il livello del mare, al termine della via Lauretana.

La storia del Santuario inizia il 10 dicembre 1294, con l'arrivo della casa che dicesi abitata una volta dalla famiglia della Vergine Maria a Nazareth e dove la Madonna avrebbe ricevuto l'annuncio della nascita di Gesù. Dapprima la preziosa reliquia venne sopraelevata e coperta da una volta, per poi venire circondata da portici, quindi da una chiesetta e infine dall'attuale Basilica.

Nel 1468, per volontà del vescovo di Recanati, il forlivese Nicolò dall'Aste, cominciarono i lavori per la costruzione del grande tempio sia a protezione della Santa Casa sia per accogliere la gran folla di pellegrini sempre crescente.

Gli stessi pellegrini che, dopo il percorso di fede, si facevano incidere un marchio dal color indaco, un disegno che inizialmente rappresentava un'immagine legata alla devozione ma che ben presto cominciò ad assumere anche altre valenze non propriamente sacre con l'introduzione di cuori, teschi, etc...

I tatuaggi venivano eseguiti da famiglie di marcatori, posizionate intorno al santuario, che con il supporto di veri e propri cataloghi di disegni eseguivano i tattoo utilizzando "penne" d'acciaio e il pigmento azzurro dell'indaco (un pigmento di origine vegetale).

Nel libro, Caterina racconta con dovizia di particolari storia, curiosità e tecniche legate alla tradizione di questi tatuaggi sacri e profani.

"Il tatuaggio di Loreto viene praticato con un processo semplice che importa però di descrivere. Tinta alquanto e applicata la rozza incisione sulle carni e stretta e serrata perché ve ne rimanga l'impronta, con rapidità incredibile l'operatore mediante una penna formata da tre punte acute d’acciaio raccomandate ad un manico con una legatura di grosso refe impeciato, ne segna a puntini spessi i contorni: finito appena, stira leggermente per ogni lato la pelle del paziente finché ne esca il sangue : allora vi spalma sopra un inchiostro turchino (indaco) che penetra e vi si stabilisce per sempre, lasciandovi esattamente il disegno."

In coda al libro, 12 bellissime tavole di disegni originali, quelli che oggi chiameremmo "flash tattoo", riproposte nella grafica della stampa originale di fine 800.

Vorrei poterti trasmettere la fascinazione derivante dal leggere le parole di una studiosa di fine 800 e dal vedere nero su bianco i disegni usati per "marchiare" i viandanti italiani del XV Secolo... ma le parole non sarebbero sufficienti.


E' per questo che ti consiglio di procurarti una copia di questo gioiellino, un pezzo di storia che sicuramente farà la sua bella figura nella tua libreria, a maggior ragione se all'interno di un tattoo shop!

 

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