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Tattoografia – Quando i tatuaggi raccontano chi siamo davvero

Cosa raccontano davvero i tatuaggi? Qual è il filo invisibile che lega pelle, identità e memoria? A queste domande risponde Tattoografia. Analisi di un tatuaggio, un libro coraggioso, umano e profondamente originale curato dallo psicoterapeuta Omar Fassio e pubblicato da Golem Edizioni. Un’opera che merita un posto di rilievo nella libreria di chi ama il tatuaggio non solo come arte, ma come linguaggio del sé.

“I tatuaggi sono i sogni del corpo. Stanno alla pelle come i sogni stanno alla mente.”
– Omar Fassio, Tattoografia

C’è un momento, nella vita di ogni persona tatuata, in cui il tatuaggio smette di essere soltanto un segno sulla pelle.
Diventa qualcosa di più. Un frammento di memoria. Un simbolo. Una conquista. Un lutto. Una rinascita.

Ecco: Tattoografia. Analisi di un tatuaggio è il libro che prova a raccontare tutto questo.
Ma lo fa in un modo che raramente avevamo visto prima.

 

Non è un saggio, non è un album fotografico, non è una raccolta di aneddoti da studio.
È un libro ibrido, delicato e potente, curato da Omar Fassio, psicoterapeuta e psicoanalista, che decide di affrontare l’universo dei tatuaggi da una prospettiva spesso dimenticata: quella dell’anima.

Un libro scritto da chi non ha tatuaggi (e forse proprio per questo)

La prima cosa che colpisce, aprendo Tattoografia, è la voce dell’autore. Fassio dichiara subito: non ho tatuaggi. Ma è proprio questo sguardo esterno – lucido, curioso, aperto – a rendere la sua lettura così originale.

La sua premessa è semplice, ma rivoluzionaria: i tatuaggi non sono sintomi di disagio o vezzi estetici passeggeri. Sono forme profonde di soggettivazione, modi in cui il nostro corpo comunica all’esterno ciò che siamo (o ciò che vogliamo diventare).

Il tatuaggio, in questo libro, non è mai giudicato. È ascoltato.

Una narrazione corale, fatta di carne, inchiostro e voce

Il cuore del libro sono le storie. Una dopo l’altra, incontriamo persone vere che si raccontano attraverso i propri tatuaggi. Non solo cosa si sono tatuati, ma perché, quando, come. E cosa c’era prima. E cosa è cambiato dopo.

C’è Marco, che studia ingegneria biomedica per cercare un senso alla malattia della zia, e che si tatua la parola kintsugi in ideogrammi giapponesi per celebrare la sua fragilità ricomposta.

C’è Danila, che ha affrontato un cancro al seno e ha inciso sulla pelle un fiocco rosa, un cane e una bambina, il simbolo della sua rinascita dopo la malattia.

C’è Niccolò, in arte Pellicano, che si porta addosso i suoi genitori scomparsi attraverso una rosa e un animale totemico, mentre convive con l’idea che i suoi tatuaggi lo tengano vivo, presente, intero.

C’è Ivano, che si è tatuato l’impronta della figlia mai nata, Elisa, insieme a un arcobaleno per le sue figlie presenti. O Tiziana, che ha superato una vita di ospedali e aghi per talassemia trasformando l’ago da simbolo di dolore in arte terapeutica.

E poi ci sono Alice, Veronica, Manuella e tutti gli altri: voci diverse, età diverse, storie diverse, ma tutte unite da un bisogno profondo e universale: lasciare un segno.

Il tatuaggio come autobiografia silenziosa

In queste “tattoografie” – così le chiama Fassio – il tatuaggio non è mai un elemento accessorio. È il fulcro della narrazione. È ciò da cui si parte per scoprire il resto. Un po’ come un dettaglio in un dipinto che improvvisamente illumina il significato dell’intero quadro.

Ogni storia è accompagnata da fotografie, spesso potenti, talvolta intime, che mostrano i tatuaggi raccontati nel testo. Ma la vera immagine che emerge è quella dell’essere umano, con le sue contraddizioni, i suoi dolori e le sue speranze.

Non ci sono etichette, non ci sono cliché. Solo persone, con la loro pelle come diario.

 

 

Psicologia, estetica, memoria

Il libro affronta anche, con uno stile narrativo e mai accademico, il legame profondo tra pelle e identità. La pelle, ci ricorda l’autore, è il nostro primo confine con il mondo, ed è strettamente collegata al sistema nervoso fin dalla gestazione. Quando incidiamo la pelle con un tatuaggio, stiamo incidendo anche – simbolicamente – la nostra psiche.

E lo facciamo sempre per una ragione. Talvolta per ribellione. Altre volte per bellezza. Spesso per sopravvivenza.

Fassio lo scrive chiaramente: il tatuaggio è un piccolo o grande amuleto, una scelta consapevole, un atto di affermazione. È comunicazione, è elaborazione, è resistenza. È arte. È linguaggio.

Perché consigliamo Tattoografia ai lettori di Tatuatori.it

Perché questo libro non parla solo di tatuaggi, ma parla di noi attraverso i tatuaggi.

Perché racconta la pelle come luogo di memoria, di dolore, di rinascita.

Perché ogni professionista del settore, ogni tatuatore e tatuatrice, dovrebbe leggerlo per capire meglio cosa portano con sé le persone che entrano in studio: non solo corpi da decorare, ma storie da ascoltare.

Perché ogni appassionato può ritrovarsi, almeno in parte, in queste pagine.

E forse, dopo aver letto Tattoografia, anche chi non si è mai tatuato riuscirà a capire che non ci si tatua mai per caso.


 


📘 Titolo:
Tattoografia. Analisi di un tatuaggio
A cura di: Omar Fassio
Editore: Golem Edizioni
ISBN: 9788892912380
Prima edizione: Marzo 2025
Pagine: 176
Prezzo: 16 euro

 

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