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Storia del Tatuaggio

Il tatuaggio accompagna l'essere umano da almeno 5.300 anni. Le testimonianze più antiche arrivano da Ötzi, l'uomo del ghiaccio, e da alcune mummie egizie; la parola che usiamo oggi, però, è molto più recente: «tattoo» deriva dal polinesiano tatau e arriva in Europa con il primo viaggio del capitano James Cook, nel 1769.

Le origini: una pratica di oltre 5.000 anni

Il tatuaggio è una delle più antiche forme di modificazione del corpo. Le prove materiali più remote risalgono ad almeno 5.300 anni fa e ci sono arrivate grazie a corpi conservati dal ghiaccio delle Alpi o dall'aria secca del deserto: Ötzi sulle Alpi Venoste e alcune mummie egizie lungo il Nilo. Prima di allora possiamo solo ipotizzare, perché la pelle tatuata, per sua natura, non si conserva.

Le due testimonianze più antiche si collocano quasi nello stesso periodo. Ötzi, l'uomo del ghiaccio trovato sulle Alpi nel 1991, è datato tra il 3370 e il 3100 a.C. e porta 61 tatuaggi raccolti in 19 gruppi. Le mummie di Gebelein, in Egitto, risalgono a un arco compreso tra il 3350 e il 3000 a.C. e mostrano i più antichi tatuaggi figurativi conosciuti: un toro selvatico e una pecora dalle corna ricurve sul braccio di un uomo.

Le tappe principali

c. 3300 a.C.

Ötzi, il più antico essere umano tatuato conosciuto

c. 2000 a.C.

Le mummie egizie del Medio Regno a Deir el-Bahri

IV secolo d.C.

A Roma il tatuaggio è marchio penale; Costantino vieta il volto

787 d.C.

La proibizione ecclesiastica attribuita a papa Adriano I

1769

Cook a Tahiti annota la parola «tattow»

1891

Samuel O'Reilly brevetta la macchietta elettrica

Ötzi: il tatuaggio più antico conosciuto

Nel settembre 1991 due escursionisti tedeschi, Helmut ed Erika Simon, trovarono sul ghiacciaio del Similaun, a 3.210 metri e al confine tra Italia e Austria, il corpo congelato di un uomo vissuto circa 5.300 anni fa, nell'età del Rame. Ötzi è oggi l'essere umano tatuato più antico che conosciamo.

I suoi tatuaggi non sono disegni: sono punti, brevi linee parallele e piccole croci, per un totale di 61 segni in 19 gruppi, come stabilito dalla mappatura completa pubblicata nel 2015 da Marco Samadelli e colleghi sul Journal of Cultural Heritage. Si concentrano sulla zona lombare, sulle gambe, sulle caviglie, sul ginocchio e sul polso sinistro, cioè sopra le articolazioni.

Per molto tempo si è pensato che fossero stati realizzati incidendo la pelle e strofinandovi del carbone vegetale. Uno studio tecnico del 2024 guidato da Aaron Deter-Wolf ha invece stabilito che Ötzi fu tatuato a puntura: la pelle veniva perforata ripetutamente con una punta e il pigmento, di origine carboniosa, veniva fatto penetrare nei fori.

La posizione dei segni è l'indizio più forte sul loro scopo: corrisponde alle articolazioni che l'esame dello scheletro ha rivelato affette da artropatia degenerativa. L'ipotesi più accreditata è quindi terapeutica: i tatuaggi servivano ad alleviare il dolore. La lettura più specifica, che li vuole allineati ai punti dell'agopuntura cinese, è oggi considerata anacronistica, perché quel sistema medico è di millenni posteriore a Ötzi.

Leggi la guida completa: Ötzi l'uomo venuto dal ghiaccio

storia otzi

Egitto e mondo antico: il tatuaggio rituale

Le pitture funerarie dell'antico Egitto mostrano tatuaggi sui corpi delle danzatrici, e tatuaggi sono stati ritrovati anche su alcune mummie femminili. Le evidenze dirette più antiche risalgono al Medio Regno, attorno al 2000 a.C.: le mummie di donne sepolte a Deir el-Bahri, tra cui la sacerdotessa di Hathor Amunet, portano motivi geometrici a punti e linee su braccia, cosce e addome.

Le ricerche più recenti hanno ampliato il quadro. Nel 2018 l'infrarosso ha rivelato su mummie predinastiche di Gebelein i più antichi tatuaggi figurativi conosciuti, datati tra il 3350 e il 3000 a.C. Nel 2019 l'archeologa Anne Austin ha documentato oltre trenta tatuaggi su una mummia femminile di Deir el-Medina, risalente a circa 3.000 anni fa, con segni di protezione come l'occhio e il babbuino. In quel sito sono state trovate tatuate soltanto donne, il che suggerisce un legame con il ruolo di guaritrici o sacerdotesse.

Anche i Celti consideravano il tatuaggio una pratica religiosa: adoravano divinità animali, come il toro, il cinghiale, il gatto, gli uccelli e i pesci, e ne tracciavano i simboli sulla pelle in segno di devozione.

storia egitto

Roma: dal marchio infamante al segno dei soldati

Nell'antica Roma il tatuaggio esisteva con il nome di stigma e non aveva nulla di ornamentale: era una punizione e un marchio di appartenenza, riservato a schiavi, gladiatori e criminali. La nobiltà romana non si tatuava, perché il segno era associato a gruppi marginali. Solo in un secondo tempo cominciarono a essere tatuati anche i soldati, come segno identificativo.

La storia del tatuaggio romano, dal marchio degli schiavi ai simboli dell'impero, è raccontata nella guida dedicata: Tatuaggi nell'antica Roma.

Fra i primi cristiani era invece diffusa l'usanza opposta: tatuarsi la croce di Cristo sulla fronte per professare la propria fede.

storia roma

Dal mondo classico al Medioevo

La tradizione storiografica colloca nel 787 la prima proibizione esplicita del tatuaggio da parte della Chiesa, attribuita a papa Adriano I e motivata dall'associazione con il paganesimo, la superstizione e le classi marginali. Il quadro storico è in realtà più sfumato: nello stesso periodo i tatuaggi di carattere religioso cristiano non erano condannati, e la proibizione colpiva soprattutto i segni pagani.

Nell'XI e XII secolo i crociati portavano sul corpo il marchio della Croce di Gerusalemme. Era un segno di fede, ma anche una precauzione pratica: in caso di morte sul campo di battaglia permetteva di riconoscere il soldato e di dargli sepoltura secondo i riti cristiani.

Dopo le Crociate il tatuaggio sembra scomparire dall'Europa, ma continua a fiorire in altri continenti.

storia crociati

Polinesia: la parola «tatuaggio» nasce qui

È nel 1769 che il capitano inglese James Cook, approdando a Tahiti, osserva e annota le usanze della popolazione locale. Nei diari suoi e del naturalista Joseph Banks compare la parola «tattow» (poi «tattoo»), derivata dal polinesiano tatau, che indica il battere o il segnare la pelle. Banks descrive l'operazione con precisione: uno strumento di osso o di conchiglia con una fila di denti, immerso nel colore e battuto sulla pelle a colpi rapidi.

Per le popolazioni del Pacifico il tatuaggio aveva un valore culturale profondo. A Tahiti le ragazze, raggiunta la maturità, venivano tatuate di nero sui glutei. I Maori della Nuova Zelanda firmavano i loro trattati disegnando repliche fedeli del moko, il tatuaggio facciale personalizzato, che ancora oggi identifica la famiglia di appartenenza e le conquiste della vita. A Samoa il pe'a, il tatuaggio su tutto il corpo, richiedeva giorni di sopportazione del dolore ed era prova di coraggio: chi completava l'impresa veniva onorato con una grande festa.

Il contatto con gli europei ebbe anche un risvolto feroce. Negli anni Venti dell'Ottocento cominciò lo scambio di fucili con le teste tatuate dei guerrieri Maori; per far fronte alla domanda, i commercianti di schiavi arrivarono a far tatuare gli indigeni catturati per poi ucciderli e vendere le loro teste. Solo nel 1831 il governo britannico dichiarò illegale l'importazione di teste umane.

Leggi la guida: Il Tatuaggio Polinesiano

storia cook

Giappone: lo irezumi e la Yakuza

In Giappone il tatuaggio era praticato già dal V secolo a.C., con finalità estetiche ma anche magiche e punitive. La nascita dei grandi tatuaggi giapponesi che conosciamo è legata a leggi repressive: vietando alla popolazione di rango inferiore di portare kimoni decorati, lo Stato spinse quelle persone a portare, nascosti sotto i vestiti, enormi tatuaggi che coprivano il corpo dal collo alle ginocchia. Nel 1870 il governo dichiarò illegale la pratica, ritenuta sovversiva, ma il tatuaggio continuò a fiorire nell'ombra.

Fu così che la Yakuza, la mafia giapponese, adottò volentieri questa pratica fuorilegge. I suoi disegni elaborati rappresentavano spesso conflitti irrisolti, ma riproducevano anche qualità che quegli uomini intendevano emulare: una carpa per la forza e la perseveranza, un leone per l'attitudine a compiere imprese coraggiose.

storia yakuza

1891: la macchietta elettrica cambia tutto

Il 1891 è una data spartiacque: l'8 dicembre l'inventore newyorkese Samuel O'Reilly brevetta la prima macchietta elettrica per tatuaggio (brevetto statunitense n. 464.801). Il dispositivo, derivato da un apparecchio di Thomas Edison, rende improvvisamente obsolete le tecniche precedenti, più lente e molto più dolorose.

Leggi la guida: La Tattoo Machine

machine 2

Il Novecento: dal circo alla ribellione

Negli anni Venti i circhi americani assumono più di 300 persone tatuate da capo a piedi come attrazioni per il pubblico. Per mezzo secolo il tatuaggio diventa il marchio di minoranze etniche, marinai, veterani di guerra, malavitosi e carcerati, ed è considerato indice di arretratezza o di disordine mentale.

Negli anni Settanta e Ottanta movimenti come il punk e i biker lo adottano come simbolo di ribellione ai precetti morali predicati dalla società. Da lì in poi il tatuaggio entra nella cultura di massa: non è più soltanto un marchio, ma una scelta estetica e personale.

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Domande frequenti

Qual è il tatuaggio più antico del mondo?

Quello di Ötzi, l'uomo del ghiaccio trovato sulle Alpi nel 1991: 61 tatuaggi in 19 gruppi, databili a circa 5.300 anni fa. Le mummie egizie di Gebelein, con i più antichi tatuaggi figurativi, sono quasi contemporanee.

Da dove viene la parola «tatuaggio»?

Dal polinesiano tatau. La parola entra nella lingua inglese come «tattow» nei diari del primo viaggio di James Cook, che raggiunse Tahiti nel 1769.

Perché nell'antica Roma il tatuaggio era vietato?

Perché non era un ornamento ma un marchio penale: si tatuavano schiavi, gladiatori e criminali, e la nobiltà non portava segni del genere. I dettagli sono nella guida Tatuaggi nell'antica Roma.

Chi ha inventato la macchietta elettrica?

L'inventore newyorkese Samuel O'Reilly, che ne ottenne il brevetto l'8 dicembre 1891 (n. 464.801).

Quando è nato il tatuaggio?

Non lo sappiamo con certezza. Le prove materiali più antiche risalgono ad almeno 5.300 anni fa, ma la pratica potrebbe essere molto più antica: la pelle tatuata, semplicemente, non si conserva.

Fonti e approfondimenti

Samadelli M. e altri, «Complete mapping of the tattoos of the 5300-year-old Tyrolean Iceman», Journal of Cultural Heritage, 2015.

Deter-Wolf A. e altri, studio tecnico sulla tecnica di esecuzione dei tatuaggi di Ötzi, 2024.

Friedman R. e altri, i più antichi tatuaggi figurativi delle mummie di Gebelein, 2018.

Austin A., i tatuaggi di Deir el-Medina, American Schools of Oriental Research, 2019.

Codice Teodosiano 9.40.2, legge di Costantino (315-316 d.C.) sul divieto di tatuare il volto.

Diari di James Cook e Joseph Banks, primo viaggio dell'Endeavour, 1769.

Samuel O'Reilly, brevetto statunitense n. 464.801, 8 dicembre 1891.

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