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Tatuaggi nell'antica Roma

A Roma il tatuaggio si chiamava stigma ed era, prima di tutto, un marchio: lo portavano schiavi, gladiatori e criminali, e serviva a identificarli e a punirli. Solo più tardi, dopo gli scontri con i popoli che si tatuavano per onore, anche alcuni soldati romani cominciarono a tatuarsi i propri segni distintivi.

Lo stigma: che cos'era il tatuaggio a Roma

Nell'antica Roma i tatuaggi esistevano con il nome di stigma ed erano inizialmente eseguiti solo su schiavi, gladiatori e criminali. In un secondo tempo cominciarono a essere tatuati anche i soldati, come segno identificativo.

storia roma

La nobiltà romana non portava tatuaggi: il segno era associato a gruppi marginali, come i Traci, noti per essere pesantemente tatuati. Il termine stigma è lo stesso che usiamo ancora oggi in senso figurato, per indicare qualcosa che marchia e che non si cancella: a Roma il significato era del tutto concreto.

Il tatuaggio a Roma in breve

Nome latino

Stigma (plurale stigmata)

Chi lo portava

Schiavi, gladiatori e criminali; in seguito i soldati

Funzione

Punizione e identificazione

La nobiltà

Non si tatuava

Divieto di tatuare il volto

Legge di Costantino, 315-316 d.C.

Proibizione ecclesiastica

787 d.C., attribuita a papa Adriano I

Chi veniva tatuato, e perché

I mercenari e gli schiavi di cui Roma si serviva in guerra erano tatuati in modo che potessero essere riconosciuti nel caso avessero disertato. Le stigme riportavano a volte frasi molto esplicite, del tipo «Sono uno schiavo fuggito dal suo padrone».

Il tatuaggio, insomma, non era un ornamento ma uno strumento di controllo: diceva a chi apparteneva una persona e che cosa aveva fatto. Le fonti giuridiche romane arrivano a stabilire che lo schiavo tatuato per un crimine non potesse mai essere liberato: il segno sulla pelle accompagnava la persona per tutta la vita.

I soldati: dal marchio al segno d'onore

In origine i soldati romani non si tatuavano. Solo più tardi, in seguito alle battaglie con i Britanni, che portavano tatuaggi come segni distintivi d'onore, alcuni militari romani cominciarono ad ammirare la ferocia e la forza dei nemici tanto quanto i segni che portavano sul corpo, e finirono per tatuarsi a loro volta i propri marchi distintivi.

Da punizione infamante, il tatuaggio cominciava lentamente a diventare segno di appartenenza.

Caligola e il tatuaggio come punizione

Pare che addirittura l'imperatore Caligola usasse far tatuare persone di alto rango quando si rendeva necessario punirle, umiliandole pubblicamente. Il gesto era tanto più violento quanto più colpiva chi, per nascita, non avrebbe mai dovuto portare un marchio addosso.

Costantino: il divieto di tatuare il volto

L'imperatore Costantino, con una legge tramandata nel Codice Teodosiano (9.40.2, datata 315-316 d.C.), stabilì che gli schiavi condannati a combattere come gladiatori o a lavorare nelle miniere potessero essere tatuati sulle gambe o sulle braccia, ma non sul volto: il volto, creato a immagine e somiglianza di Dio, doveva essere deturpato il meno possibile.

È una legge che dice molto su come il tatuaggio fosse ancora percepito: un segno infamante da tenere lontano dal viso.

Il 787: la proibizione ecclesiastica

Nel 787, secondo la tradizione storiografica, papa Adriano I proibì l'uso dei tatuaggi, a causa della loro associazione con il paganesimo, la superstizione e le classi marginali. Il quadro storico è più sfumato di così: nello stesso periodo i tatuaggi di carattere religioso cristiano non erano condannati, e la proibizione colpiva soprattutto i segni pagani.

Questa pagina è una tessera di una storia più ampia: leggi Storia del Tatuaggio.

I simboli: lupo, avvoltoio, balena, fenice, cane

Tra i simboli più importanti nell'immaginario dell'antica Roma rientrano il lupo, l'avvoltoio, la balena, la fenice e il cane.

L'avvoltoio, che può sembrare bizzarro, era simbolo della Vergine Maria: si credeva che questo animale nascesse non da un rapporto sessuale ma dal vento. La credenza, già nota ad autori antichi come Plinio, serviva a rappresentare una nascita senza concepimento.

La balena simboleggiava invece la resurrezione di Cristo. Nella Bibbia la storia di Giona vede il protagonista restare nel ventre della balena per tre giorni, proprio come Gesù rimane tre giorni tra le braccia della morte prima di tornare in vita.

La fenice, che rinasce dalle proprie ceneri, e il cane, legato alla fedeltà e alla custodia, completano il quadro dei simboli ricorrenti.

Un'ultima curiosità arriva dal cinema: le lettere SPQR tatuate sulla spalla di Massimo nel film Il Gladiatore sono l'acronimo di Senatus Populusque Romanus, che significa letteralmente «Il Senato e il Popolo Romano». È un dettaglio del film, non una testimonianza storica.

Domande frequenti

Come si diceva «tatuaggio» in latino?

Stigma, al plurale stigmata. È la stessa parola che usiamo ancora oggi in senso figurato.

Chi si tatuava nell'antica Roma?

Inizialmente solo schiavi, gladiatori e criminali; in un secondo tempo anche i soldati, come segno identificativo. La nobiltà romana non si tatuava.

Perché non si poteva tatuare il volto?

Perché, secondo una legge di Costantino tramandata nel Codice Teodosiano (315-316 d.C.), il volto è creato a immagine e somiglianza di Dio e doveva essere deturpato il meno possibile.

Chi proibì il tatuaggio nel 787?

La tradizione storiografica attribuisce la proibizione a papa Adriano I. Il quadro è in realtà più complesso: i tatuaggi di carattere religioso cristiano non erano condannati.

I Traci erano davvero tatuati?

Sì, ed erano noti nell'antichità proprio per questo: a Roma il tatuaggio era associato a gruppi marginali come i Traci.

Fonti e approfondimenti

Codice Teodosiano 9.40.2, legge di Costantino (315-316 d.C.) sul divieto di tatuare il volto.

Jones C. P., «Stigma: Tattooing and Branding in Graeco-Roman Antiquity», Journal of Roman Studies, 1987.

Gustafson M., «Inscripta in Fronte: Penal Tattooing in Late Antiquity», Classical Antiquity, 1997.

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