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Salute e cura del tatuaggio

I tatuaggi ci rendono più attraenti? Cosa dice davvero la psicologia

Tattoo e Attrazione

Una spiaggia. Estate. Una donna è sdraiata sulla pancia e legge un libro.

Sulla parte bassa della schiena ha un tatuaggio.

Poco distante, alcuni uomini la osservano.

La domanda, apparentemente, è semplice: quel tatuaggio la rende più attraente?

La risposta, invece, è molto più interessante.

Perché secondo alcuni studi il tatuaggio non aumenta necessariamente l’attrattività fisica percepita. Eppure può cambiare il modo in cui una persona viene guardata, interpretata e perfino avvicinata.

In altre parole, quando parliamo di tatuaggi e attrazione, non stiamo parlando soltanto di bellezza.

Stiamo parlando di psicologia, aspettative, cultura e stereotipi.

E di tutto ciò che, consapevolmente o meno, proiettiamo sulla pelle degli altri.

I tatuaggi ci rendono davvero più attraenti?

Nel 2016 lo psicologo Mark D. Griffiths affrontò proprio questa domanda in un articolo pubblicato su Psychology Today, passando in rassegna alcune ricerche dedicate alla percezione delle donne tatuate.

E già qui emerge un primo problema.

Molti degli studi disponibili non misurano semplicemente se un tatuaggio sia considerato “bello”.

Misurano qualcosa di molto più complesso: come cambia la nostra idea della persona che lo porta.

Una delle ricerche più citate è quella pubblicata nel 2007 dagli psicologi Viren Swami e Adrian Furnham sulla rivista Body Image.

I ricercatori mostrarono a 160 studenti universitari una serie di rappresentazioni femminili che differivano, tra le altre cose, per quantità di tatuaggi.

I partecipanti dovevano esprimere valutazioni sull’attrattività fisica delle donne, sulla loro presunta promiscuità sessuale e perfino sulla quantità di alcol che immaginavano consumassero durante una serata.

Il risultato racconta molto più dei pregiudizi degli osservatori che delle donne rappresentate.

Le figure femminili tatuate venivano valutate mediamente come meno attraenti fisicamente, più sessualmente promiscue e maggiori consumatrici di alcol rispetto alle equivalenti senza tatuaggi.

Inoltre, all’aumentare del numero di tatuaggi tendevano ad aumentare anche le valutazioni negative.

Vale la pena sottolineare una cosa: lo studio non dimostrava affatto che le donne tatuate fossero più promiscue.

Dimostrava che venivano percepite in quel modo.

Ed è proprio qui che la storia diventa interessante.

Il paradosso del tatuaggio: meno attraente, ma più facile da avvicinare?

Qualche anno dopo, lo psicologo francese Nicolas Guéguen partì proprio da questa apparente contraddizione.

Se una donna tatuata viene giudicata meno attraente, perché il tatuaggio potrebbe comunque aumentare l’interesse degli uomini?

La sua ipotesi era che il tatuaggio potesse funzionare, agli occhi di alcuni osservatori, non tanto come segnale di bellezza quanto come segnale di maggiore disponibilità sessuale.

Per verificarlo organizzò nel 2013 un esperimento sul campo decisamente particolare.

Siamo su una spiaggia francese.

Alcune giovani donne coinvolte nell’esperimento si sdraiano sulla pancia fingendo di leggere un libro.

In una condizione hanno un tatuaggio temporaneo sulla parte bassa della schiena.

Nell’altra no.

Nulla cambia nella persona.

Cambia soltanto quel piccolo elemento visibile sulla pelle.

Nel primo esperimento furono osservati complessivamente 220 uomini.

Il risultato?

Tattoo Spiaggia

Gli uomini si avvicinavano più spesso alle donne quando queste mostravano il tatuaggio e, in media, lo facevano anche più rapidamente.

Ma c’è di più.

In un secondo esperimento, che coinvolse 440 uomini, ai partecipanti venne chiesto quanto pensassero di avere possibilità di ottenere un appuntamento con la donna osservata e quanto considerassero probabile arrivare a un rapporto sessuale già al primo appuntamento.

Quando la donna portava il tatuaggio, le probabilità stimate dagli uomini aumentavano.

Eppure la valutazione della sua attrattività fisica rimaneva sostanzialmente invariata.

Ed eccolo, il paradosso.

Il tatuaggio non rendeva necessariamente la donna più bella agli occhi degli uomini.

Ma sembrava renderla, nella loro percezione, più accessibile.

Attrazione sessuale e bellezza non sono la stessa cosa

Questo esperimento mostra soprattutto quanto sia facile confondere concetti diversi.

Essere considerati fisicamente attraenti non significa necessariamente essere percepiti come sessualmente disponibili.

E viceversa.

Possiamo osservare qualcuno e non giudicarlo più bello rispetto a un’altra persona, ma attribuirgli comunque caratteristiche — ribellione, sicurezza, trasgressione, disinibizione — che influenzano il nostro comportamento.

Il tatuaggio, insomma, può diventare una specie di racconto istantaneo.

Lo vediamo.

E nel giro di pochi secondi il nostro cervello completa la storia.

“È anticonformista.”

“È più libera.”

“È più trasgressiva.”

“È più disponibile.”

Il problema è che quella storia potrebbe esistere soltanto nella testa di chi guarda.

Il tatuaggio sulla pelle e quello nella testa degli altri

È forse questo il dato più interessante delle ricerche sulla psicologia del tatuaggio.

Un tatuaggio appartiene alla persona che lo porta.

Il suo significato, però, non rimane completamente sotto il suo controllo.

Una volta visibile, entra nello spazio sociale.

Gli altri lo interpretano.

E non sempre bene.

Già ricerche precedenti, riportate nella rassegna di Psychology Today, avevano osservato valutazioni più negative nei confronti delle donne tatuate.

In alcuni esperimenti, la stessa donna veniva giudicata diversamente semplicemente aggiungendo o rimuovendo digitalmente un tatuaggio.

Venivano attribuite differenze di competenza, socievolezza, credibilità o attrattività nonostante la persona ritratta fosse esattamente la stessa.

È uno dei meccanismi più comuni della percezione sociale.

Partiamo da un elemento visibile e lo usiamo per immaginare caratteristiche invisibili.

Vestiti.

Capelli.

Piercing.

Modo di parlare.

E naturalmente tatuaggi.

Solo che un tatuaggio porta con sé secoli di significati culturali: appartenenza, marginalità, rito, ribellione, sensualità, criminalità, identità, moda, arte.

Non sorprende quindi che possa diventare una scorciatoia mentale potentissima.

Donne tatuate e attrazione: il peso dello stereotipo

C’è poi un aspetto che non può essere ignorato.

Gran parte degli studi citati riguarda specificamente la percezione delle donne tatuate.

E i risultati raccontano inevitabilmente anche qualcosa sugli stereotipi di genere.

Pensare che un tatuaggio renda una donna più sessualmente disponibile non significa aver scoperto qualcosa sulla sua sessualità.

Significa aver scoperto qualcosa sull’osservatore.

Nello studio di Guéguen, per esempio, gli uomini non conoscevano le donne che stavano osservando.

Non conoscevano la loro personalità.

Non conoscevano il loro comportamento sessuale.

Non sapevano nulla di loro.

Eppure la presenza di un piccolo tatuaggio era sufficiente a modificare le aspettative di alcuni partecipanti sulle probabilità di ottenere un appuntamento o un rapporto sessuale.

È difficile trovare un esempio più chiaro di quanto uno stereotipo possa essere rapido.

Prima ancora di conoscere la persona, abbiamo già scritto una parte della sua storia.

Attenzione però: questi studi hanno dei limiti

Qui serve fermarsi un momento.

Perché sarebbe molto facile trasformare questi risultati in un titolo del tipo:

“La scienza dice che le donne tatuate attirano di più gli uomini.”

Sarebbe accattivante.

Ma sarebbe anche una semplificazione grossolana.

Lo stesso Guéguen sottolineò diversi limiti del proprio esperimento.

Le donne coinvolte mostravano un solo tatuaggio.

Il disegno era sempre lo stesso.

Il tatuaggio era posizionato sulla parte bassa della schiena, una zona che potrebbe avere associazioni culturali specifiche.

Le donne utilizzate nell’esperimento erano inoltre considerate attraenti in partenza.

Non sappiamo quindi se gli stessi risultati si sarebbero ottenuti con tatuaggi differenti, altre zone del corpo, più tatuaggi o persone con caratteristiche fisiche diverse.

E c’è un altro elemento fondamentale.

Lo studio è del 2013.

Quello di Swami e Furnham addirittura del 2007.

Nel mondo del tatuaggio sono ere geologiche.

Nel frattempo il tatuaggio è cambiato. O forse siamo cambiati noi

Pensiamo a quanto sia cambiata la presenza del tatuaggio nella cultura popolare.

Un tempo il corpo tatuato poteva immediatamente evocare appartenenza a una sottocultura.

Oggi possiamo trovare tatuaggi su un medico, un insegnante, un manager, un calciatore, un musicista, il ragazzo del bar e la persona seduta accanto a noi sul treno.

Il tatuaggio è entrato molto più profondamente nella cultura mainstream.

Lo stesso Griffiths, già nel 2016, concludeva osservando che la percezione pubblica dei tatuaggi avrebbe potuto cambiare significativamente nel tempo proprio a causa della loro crescente normalizzazione culturale.

Questo significa che non possiamo prendere un esperimento di oltre dieci anni fa e utilizzarlo come fotografia definitiva del presente.

Ma possiamo usarlo come uno specchio.

Uno specchio che mostra quanto il nostro giudizio estetico sia intrecciato con il contesto sociale.

Quindi i tatuaggi rendono più sexy?

La risposta più corretta è:

dipende da chi guarda, dal tatuaggio, dalla persona, dal contesto e dalla cultura in cui quello sguardo è cresciuto.

Gli studi citati non dimostrano che essere tatuati renda automaticamente più attraenti.

Anzi, alcune ricerche storiche hanno rilevato valutazioni di attrattività fisica inferiori per le donne tatuate.

Allo stesso tempo, altri esperimenti hanno mostrato che un tatuaggio può cambiare il comportamento di chi osserva, aumentando la propensione all’approccio o le aspettative di disponibilità sessuale.

Non è quindi soltanto una questione di bellezza.

È una questione di significato attribuito.

Ed è probabilmente qui che il tatuaggio diventa davvero affascinante dal punto di vista psicologico.

Il tatuaggio non cambia soltanto il corpo

Un ago deposita pigmento nella pelle.

Da un punto di vista materiale, il tatuaggio è questo.

Ma socialmente accade qualcosa di molto più grande.

Quel segno diventa parte del modo in cui ci presentiamo al mondo.

E il mondo risponde.

A volte con curiosità.

A volte con attrazione.

A volte con diffidenza.

A volte costruendo intere storie su di noi prima ancora di averci rivolto la parola.

Forse allora la domanda più interessante non è:

“Un tatuaggio mi rende più attraente?”

Ma:

“Perché un semplice disegno sulla pelle riesce a cambiare così tanto ciò che gli altri pensano di vedere?”

Ed è lì, probabilmente, che finisce l’inchiostro e comincia la psicologia.


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