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Salute e cura del tatuaggio

Puntini bianchi e bollicine sul tatuaggio: quando preoccuparsi?

Puntini Bianchi

Hai appena fatto un tatuaggio e sulla pelle sono comparsi puntini bianchi, piccole bolle o brufoletti?

È una delle domande che ricorrono più spesso dopo un tatuaggio. E la prima cosa da sapere è che non esiste una sola causa possibile.

Un tatuaggio appena eseguito è, a tutti gli effetti, una zona di pelle che ha subito numerose microlesioni e deve attraversare un processo di guarigione. Nei primi giorni possono quindi comparire arrossamento, sensibilità, leggero gonfiore, prurito, desquamazione o piccole croste.

Puntini e bollicine, però, possono anche essere associati a irritazioni, reazioni della pelle o, in alcuni casi, infezioni.

Per questo è importante osservare come si presenta la zona e soprattutto come evolve nel tempo, senza tentare di formulare una diagnosi guardando semplicemente una foto online.

Puntini bianchi sul tatuaggio: sono normali?

Dipende.

Durante la guarigione la pelle cambia aspetto e può presentare piccole irregolarità.
L’American Academy of Dermatology considera, per esempio, un certo grado di arrossamento, gonfiore, prurito, desquamazione e formazione di croste compatibile con il normale processo di guarigione di un nuovo tatuaggio.

La comparsa di puntini o piccoli rilievi non significa quindi automaticamente che il tatuaggio sia infetto.

Allo stesso tempo, papule, pustole e altri piccoli rilievi cutanei possono comparire anche in presenza di alcune complicanze. L’Istituto Superiore di Sanità include infatti papule e pustole tra le possibili manifestazioni delle infezioni batteriche associate ai tatuaggi.

Ecco perché è poco utile chiedersi soltanto:

“Ci sono dei puntini?”

È molto più importante capire:

  • quando sono comparsi;
  • se stanno aumentando;
  • se interessano tutto il tatuaggio o solamente una zona;
  • se sono associati a dolore;
  • se la pelle è sempre più rossa o gonfia;
  • se è presente secrezione;
  • se compaiono febbre, brividi o altri sintomi generali.

E se sembrano piccoli brufoli?

Anche in questo caso l’aspetto da solo non permette di stabilirne la causa.

Piccole protuberanze simili a brufoli possono comparire in alcune reazioni cutanee. L’American Academy of Dermatology segnala, per esempio, che alcune reazioni agli inchiostri possono manifestarsi con piccoli rilievi, prurito, arrossamento, gonfiore, desquamazione o vescicole.

Anche un’infezione può presentarsi con rilievi della pelle: Cleveland Clinic include papule, pustole, noduli, arrossamento e gonfiore tra i possibili segni di un tatuaggio infetto.

Due condizioni diverse possono quindi avere un’apparenza iniziale simile.

Evita di schiacciare o rompere le bollicine per cercare di capire cosa contengono: manipolare continuamente una zona che sta guarendo può irritarla ulteriormente e contaminare la pelle.

Bollicine sul tatuaggio appena fatto

Nei primi giorni bisogna distinguere ciò che può accompagnare normalmente la guarigione da un’evoluzione anomala.

Dopo un tatuaggio possono essere presenti:

  • leggero arrossamento;
  • sensibilità o dolore locale;
  • lieve gonfiore;
  • prurito durante la guarigione;
  • desquamazione;
  • piccole croste.

L’ISS ricorda che immediatamente dopo il tatuaggio e nei primi giorni possono comparire anche fenomeni infiammatori acuti come dolore, arrossamento, gonfiore, prurito e lieve sanguinamento.

Quello che conta è soprattutto l’andamento.

Se il tatuaggio progressivamente migliora, è una situazione diversa rispetto a un’area che dopo alcuni giorni diventa sempre più dolente, rossa, calda o gonfia.

Quando i puntini potrebbero indicare un’infezione?

Non è possibile diagnosticare un’infezione attraverso un articolo o confrontando il proprio tatuaggio con fotografie trovate su Internet.

Ci sono però alcuni segnali che meritano particolare attenzione.

L’American Academy of Dermatology raccomanda di rivolgersi al medico se l’arrossamento invece di diminuire si intensifica o si estende, se il dolore aumenta, se compaiono pus, ferite aperte, febbre o brividi.

Tra i segnali riportati anche da fonti cliniche troviamo:

  • dolore che aumenta invece di diminuire;
  • arrossamento che continua ad estendersi;
  • pelle particolarmente calda;
  • gonfiore importante;
  • secrezioni o pus;
  • cattivo odore proveniente dalla zona;
  • febbre;
  • brividi;
  • striature rosse che si allontanano dalla zona tatuata.

In presenza di questi sintomi è opportuno contattare un medico, senza aspettare che sia il tatuatore a stabilire se si tratta o meno di un’infezione.

Un tatuaggio può infettarsi anche se lo studio era pulito?

Sì.

Una buona igiene e corrette procedure professionali riducono il rischio, ma non consentono di azzerarlo completamente.

Il tatuaggio interrompe infatti temporaneamente la barriera naturale della pelle. L’ISS individua diverse possibili modalità di contaminazione: gli inchiostri possono essere contaminati, possono esserci problemi nelle procedure igieniche oppure microrganismi possono raggiungere la zona durante il periodo di guarigione.

Anche la FDA ha documentato infezioni riconducibili a inchiostri contaminati, comprese situazioni nelle quali il prodotto era ancora sigillato.

In Europa la composizione degli inchiostri da tatuaggio è soggetta alle restrizioni del regolamento REACH. In Italia il Ministero della Salute ricorda inoltre che le miscele devono rispettare specifici requisiti ed essere correttamente etichettate, compresi numero di lotto e informazioni relative alla sterilità.

Potrebbe essere una reazione all’inchiostro?

È una possibilità, ma deve essere valutata da un professionista sanitario.

Le reazioni agli inchiostri non compaiono necessariamente subito dopo il tatuaggio: alcune possono manifestarsi dopo settimane, mesi e perfino anni.

Tra le possibili manifestazioni dermatologiche vengono descritte:

  • prurito;
  • piccoli rilievi;
  • arrossamento;
  • gonfiore;
  • pelle squamosa;
  • vescicole;
  • noduli più profondi.

In alcuni casi la reazione interessa prevalentemente uno specifico colore del tatuaggio, anziché l’intero disegno.

L’ISS segnala inoltre che le reazioni avverse ai tatuaggi possono essere sia acute sia croniche e comprendere reazioni allergiche o di ipersensibilità, infiammazioni e ispessimenti della pelle.

Questo è uno dei motivi per cui mostrare il tatuaggio a un medico o a un dermatologo è molto più utile che cercare di identificare autonomamente la causa.

Puntini comparsi dopo l’esposizione al sole

Se il tatuaggio era già guarito e i piccoli rilievi compaiono dopo essersi esposti al sole, il quadro è diverso da quello di un tattoo appena eseguito.

Sono documentate reazioni cutanee sulla pelle tatuata associate all’esposizione solare. Possono presentarsi con prurito, arrossamento, piccoli rilievi, gonfiore o, in alcuni casi, vescicole.

Anche in questo caso non significa che qualsiasi puntino comparso dopo una giornata al sole sia necessariamente una reazione al tatuaggio.

Se il fenomeno si ripete, persiste o è particolarmente intenso, è consigliabile parlarne con un dermatologo.

Posso mettere una crema sulle bollicine?

Il problema di questa domanda è che prima bisognerebbe sapere che cosa sta causando le bollicine.

Utilizzare autonomamente antibiotici, cortisonici, disinfettanti aggressivi o altri prodotti nel tentativo di “curare” qualcosa che non è stato diagnosticato può essere controproducente.

Per la normale cura del tatuaggio è opportuno seguire le indicazioni di aftercare ricevute dal professionista e mantenere una corretta igiene della zona.

Se invece compaiono sintomi anomali, la persona a cui chiedere quale trattamento utilizzare è il medico o il dermatologo.

Il tatuatore può essere utile per fornire informazioni importanti sul tatuaggio — per esempio prodotti e inchiostri utilizzati — ma non sostituisce una valutazione sanitaria.

Quando contattare il tatuatore e quando il medico?

Puoi contattare il tatuatore se hai dubbi sulle normali fasi di guarigione o sulle indicazioni di aftercare che hai ricevuto.

È inoltre utile informarlo se compare una reazione, soprattutto perché può comunicarti marca, colore e lotto dell’inchiostro utilizzato.

Se però sospetti una complicazione sanitaria, la valutazione spetta a un professionista della salute.

L’Istituto Superiore di Sanità raccomanda, in presenza di possibili complicanze, di rivolgersi a un dermatologo o al proprio medico di medicina generale.

Quando bisogna preoccuparsi?

In sintesi, qualche cambiamento dell’aspetto della pelle durante i primi giorni non significa automaticamente che ci sia un problema.

È invece opportuno chiedere una valutazione medica quando:

  • la situazione peggiora anziché migliorare;
  • il dolore aumenta;
  • l’arrossamento continua a espandersi;
  • compare pus o una secrezione importante;
  • la zona diventa molto calda o gonfia;
  • compaiono febbre o brividi;
  • la reazione persiste nel tempo;
  • i rilievi compaiono molto tempo dopo la guarigione;
  • la reazione interessa soprattutto uno specifico colore;
  • non riesci a capire se si tratta della normale guarigione o di una complicazione.

In caso di difficoltà respiratoria, gonfiore intenso diffuso, orticaria associata ad altri sintomi, vertigini o altri segni di una possibile reazione grave, è necessario richiedere assistenza medica urgente.

Domande frequenti

I puntini bianchi significano che il tatuaggio è infetto?

No. La presenza di puntini da sola non consente di diagnosticare un’infezione. Bisogna considerare anche evoluzione, dolore, arrossamento, gonfiore, secrezioni e altri sintomi.

È normale avere delle bollicine dopo un tatuaggio?

Durante la guarigione possono verificarsi diversi cambiamenti della pelle. Tuttavia bolle, pustole o rilievi persistenti possono avere cause differenti e, soprattutto se peggiorano, devono essere valutati.

Posso schiacciare i puntini?

Meglio evitare di manipolare, graffiare o rompere le lesioni presenti su un tatuaggio in fase di guarigione.

Se non ho febbre posso escludere un’infezione?

No. La febbre può accompagnare alcune infezioni, ma la sua assenza da sola non permette di escluderle.

Dopo quanto tempo può comparire una reazione al tatuaggio?

Non necessariamente subito. Le reazioni avverse possono verificarsi nei giorni successivi oppure comparire settimane, mesi o persino anni dopo.

Devo andare dal tatuatore o dal dermatologo?

Per dubbi sull’aftercare puoi confrontarti con il tatuatore. Se sospetti un problema della pelle, un’infezione o una reazione anomala, devi invece rivolgerti a un medico o dermatologo.


Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce una valutazione medica. L’aspetto di un tatuaggio non permette da solo di stabilire la causa di una reazione cutanea. In presenza di sintomi persistenti, in peggioramento o importanti, rivolgiti a un professionista sanitario.

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