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Salute e cura del tatuaggio

Tatuaggio infetto? Segnali da conoscere e quando rivolgersi al medico

tatuaggio infetto

Un tatuaggio appena fatto è inevitabilmente arrossato, sensibile e leggermente infiammato. Significa quindi che è infetto?

Non necessariamente.

Durante l’esecuzione del tatuaggio gli aghi attraversano ripetutamente la barriera cutanea per depositare il pigmento nel derma. La pelle deve quindi attraversare un normale processo di guarigione, durante il quale alcuni sintomi possono essere fisiologici.

Il problema nasce quando, invece di migliorare, dolore, rossore, gonfiore o altri sintomi aumentano con il passare dei giorni.

Capire la differenza tra normale guarigione e possibile infezione è importante, perché un’infezione non dovrebbe essere diagnosticata o trattata autonomamente.

Come capire se un tatuaggio è infetto?

Non esiste un singolo segnale che permetta di stabilirlo con certezza guardando il tatuaggio.

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, nei primi giorni successivi al tatuaggio possono verificarsi normalmente fenomeni infiammatori come:

  • dolore;
  • arrossamento;
  • gonfiore;
  • prurito;
  • lieve sanguinamento;
  • piccole vesciche o alterazioni della superficie cutanea.

Sono conseguenze possibili della procedura e della successiva guarigione della pelle.

In caso di infezione batterica possono però comparire anche papule, pustole, follicoliti e infezioni più profonde della pelle.

Per questo non bisogna chiedersi soltanto “quanto è rosso?”, ma soprattutto:

come sta evolvendo rispetto a ieri?

Tatuaggio rosso: quando è normale?

Un certo arrossamento nelle ore e nei primi giorni dopo il tatuaggio è prevedibile.

Più importante è osservare se l’area interessata:

  • progressivamente si calma;
  • rimane stabile;
  • oppure diventa sempre più rossa.

Un rossore che si estende progressivamente oltre l’area tatuata, soprattutto se accompagnato da calore, gonfiore e dolore crescente, merita una valutazione medica.

La Cleveland Clinic indica infatti rossore, gonfiore, dolore crescente, papule e pustole tra i possibili segni di un’infezione del tatuaggio.

Quanto dolore è normale dopo un tatuaggio?

Anche il dolore, preso isolatamente, dice poco.

Un tatuaggio appena eseguito può essere dolorante e sensibile al tatto.

Il dato più utile è ancora una volta l’andamento nel tempo.

Se nelle ore o nei giorni successivi il dolore tende gradualmente a diminuire, il decorso è diverso rispetto a un tatuaggio che diventa progressivamente più doloroso.

Il dolore che peggiora viene indicato tra i possibili sintomi di un’infezione.

Pus e secrezioni sono normali?

Durante le primissime fasi della guarigione può esserci una modesta fuoriuscita di liquido dalla superficie tatuata.

La presenza di pus o pustole, soprattutto se associata a un peggioramento generale dell’aspetto del tatuaggio, richiede invece attenzione.

L’ISS include pustole superficiali, follicoliti, impetigine, foruncolosi, erisipela e cellulite tra le possibili manifestazioni delle infezioni batteriche successive a un tatuaggio.

In questi casi non è consigliabile:

  • schiacciare le pustole;
  • bucarle;
  • applicare antibiotici autonomamente;
  • utilizzare disinfettanti aggressivi senza indicazione;
  • coprire continuamente la zona nel tentativo di “isolare” l’infezione.

È preferibile far valutare la situazione da un medico.

Tatuaggio caldo e gonfio: devo preoccuparmi?

Un leggero gonfiore iniziale può far parte della risposta infiammatoria della pelle.

Se però il gonfiore diventa importante, aumenta oppure è accompagnato da calore, rossore esteso e dolore crescente, è prudente richiedere una valutazione.

Esistono inoltre zone del corpo, come piedi, caviglie e gambe, nelle quali il gonfiore merita considerazioni specifiche.

Su Tatuatori.it trovi anche un approfondimento dedicato al gonfiore dopo un tatuaggio su piede, caviglia o gamba.

Febbre dopo un tatuaggio

Febbre, brividi, sudorazione o una sensazione di malessere generale non fanno parte della semplice modifica estetica della pelle.

La Cleveland Clinic include febbre e brividi tra i sintomi che possono essere associati a un’infezione del tatuaggio.

In presenza di sintomi sistemici è opportuno contattare rapidamente un professionista sanitario.

Non bisogna però fare il ragionamento opposto:

“Non ho la febbre, quindi sicuramente non è un’infezione.”

Un’infezione può essere inizialmente o prevalentemente locale.

Dopo quanto tempo può infettarsi un tatuaggio?

Molte infezioni batteriche compaiono nei primi giorni dopo l’esecuzione del tatuaggio.

Non tutte, però, hanno gli stessi tempi.

L’Istituto Superiore di Sanità segnala che alcune infezioni possono manifestarsi nei primi giorni, mentre altre possono comparire successivamente. Le reazioni avverse associate ai tatuaggi, più in generale, possono comparire anche settimane, mesi o anni dopo.

Questo è importante soprattutto quando un tatuaggio apparentemente guarito inizia improvvisamente a presentare:

  • noduli;
  • rilievi;
  • prurito;
  • gonfiore;
  • arrossamento;
  • alterazioni concentrate in uno specifico colore.

In questi casi l’infezione è soltanto una delle possibili spiegazioni: possono esistere anche reazioni infiammatorie o allergiche.

Perché un tatuaggio può infettarsi?

L’esecuzione di un tatuaggio interrompe temporaneamente la naturale barriera protettiva della pelle.

L’ISS individua diverse possibili vie attraverso cui può svilupparsi un’infezione.

Inchiostro contaminato

Un prodotto può essere contaminato durante la produzione oppure successivamente alla sua apertura e al suo utilizzo.

Materiali o procedure non adeguatamente sterili

Aghi, contenitori o strumenti non correttamente gestiti possono rappresentare un veicolo di microrganismi.

Preparazione inadeguata della pelle

Anche i microrganismi normalmente presenti sulla pelle possono penetrare nei tessuti attraverso le microlesioni create durante il tatuaggio.

Contaminazione durante la guarigione

Il rischio non finisce quando si esce dallo studio.

Toccare il tatuaggio con mani sporche, grattarlo o gestirlo in modo scorretto durante l’aftercare può favorire l’ingresso di microrganismi nella pelle.

Un tatuaggio fatto in uno studio professionale può comunque infettarsi?

Sì.

Rivolgersi a un tatuatore qualificato che lavora rispettando le procedure igienico-sanitarie riduce il rischio, ma non permette di affermare che un’infezione sia impossibile.

L’Istituto Superiore di Sanità sottolinea l’importanza di:

  • utilizzare strumenti adeguatamente sterilizzati;
  • impiegare aghi sterili;
  • lavorare in locali autorizzati;
  • utilizzare materiali e colori sicuri;
  • rispettare le corrette procedure igieniche;
  • seguire correttamente l’aftercare.

Tatuaggio infiammato e tatuaggio infetto sono la stessa cosa?

No.

Infiammazione e infezione non sono sinonimi.

Il tatuaggio provoca inevitabilmente una risposta infiammatoria perché la pelle è stata sottoposta a migliaia di perforazioni.

L’ISS distingue infatti tra infiammazioni asettiche acute, cioè non provocate da un’infezione, e vere complicanze infettive.

Questo spiega perché un tatuaggio rosso e leggermente gonfio

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